Cosa faccio

Mi occupo di psicoterapia individuale, famigliare e di coppia

Lavoro con giovani, adulti, coppie e famiglie.

 

Posso aiutarti nel caso in cui:

  • tu stia attraversando un momento di crisi, problemi connessi ad una paura immotivata, a comportamenti indesiderati che però non riesci ad evitare, ansia, pensieri ricorrenti che impediscono di dedicarti ad altro, problemi fisici che non hanno causa organica, senso di insoddisfazione, lutti, instabilità dell’umore, mancanza di senso o se hai bisogno di supporto per conoscerti meglio e capire cosa veramente desideri. Con un percorso di PSICOTERAPIA.

Come funziona la psicoterapia.
La psicoterapia è uno strumento di cura tramite la relazione con un’altra persona formata per guidare, orientare e aiutare a fare chiarezza negli aspetti di vita che causano difficoltà e sofferenza.

Da un punto di vista pratico – e molto semplificato – uno psicoterapeuta fa questo ponendo domande, prestando un ascolto disinteressato e privo di giudizio, collegando pezzi della storia del paziente e talvolta attribuendo dei significati a comportamenti, sogni, propensioni. Alle volte lo fa stando in silenzio per sottolineare qualcosa che viene detto o non detto. E lo fa stando all’interno della relazione con il paziente, osservandola e osservandosi all’interno delle varie dinamiche in cui il paziente lo coinvolge. Ci sono terapeuti che lo fanno proponendo tecniche specifiche di visualizzazione, rilassamento, compiti e prescrizioni o esperienze tramite il corpo. Non è il mio caso (la domanda sul mio orientamento la trovate qui.)

All’inizio di una psicoterapia si definisce insieme un oggetto d’analisi, ossia un aspetto problematico di cui ci si vuole occupare che non sempre si ha bell’è pronto; ci si può volere un po’ per metterlo a fuoco. Poi si prosegue facendo un lavoro di ricerca e costruzione di senso che consenta di alleviare la fatica e trovare modi nuovi per scardinare meccanismi vecchi.

É vero che funziona tramite le parole e il confronto, ma non punta ad un cambiamento tramite il ragionamento quanto piuttosto ad un modo diverso di sentire e sentirsi che comincia nella stanza di terapia per poi diffondersi in altri ambiti di vita.
A questo proposito ho scritto un post che si intitola “Andare in psicoterapia significa spaccare il capello in 4?!” che potete leggere qui.

La psicoterapia ha generalmente una frequenza settimanale ma può essere concordata anche una frequenza diversa.
Di norma privilegio una cadenza fissa per creare una sorta di ritualità settimanale intorno a quell’incontro che ciascuno ha essenzialmente con se stesso, oltre che con me, ma spesso non è possibile e ci si organizza di settimana in settimana.

Come faccio a sapere se è il percorso giusto per me?
Capita che si arrivi a considerare la psicoterapia come ad un’ipotesi di cui non si ha certezza, essenzialmente perché non si sa bene come funziona e se potrebbe essere una strada per stare meglio. Al di là di queste spiegazioni e di altre che potete trovare su altri siti analoghi a questo, è difficile capirlo leggendo. Consiglio quindi di venirne a parlarne di persona dichiarando le titubanze e i dubbi. O anche entusiasmi e miti.
A proposito di motivi per non andarci, in psicoterapia, ho scritto un post dal taglio ironico che potete leggere qui.

Nel mio caso il primo colloquio è conoscitivo e gratuito.
Si può concordare di intraprendere un percorso o può capitare che il colloquio si riveli orientativo verso altri trattamenti o orientamenti.
Se si decide di iniziare, normalmente poi si fa il punto dopo un primo ciclo di incontri.

Mi hanno detto che ci sono diversi orientamenti. Come faccio a scegliere quale?
Gli psicoterapeuti si formano in scuole diverse che privilegiano modi diversi di trattare la sofferenza mentale e la relazione terapeutica. La madre di tutte le psicoterapie è quella analitica, nota come metodo ideato da Freud per trattare le pazienti isteriche a fine ‘800. A partire da quel momento si è fatta parecchia strada. Gli orientamenti oggi principali sono quello psicoanalitico, il cognitivo-comportamentale, il sistemico-famigliare, la terapia della gestalt, il transazionale, la bio-energetica e parecchi altri. Se vi interessa l’argomento in rete ci sono moltissimi approfondimenti per conoscere meglio da dove arrivano e che differenze ci sono.

A questo proposito ci tengo ad aggiungere che al di là dell’orientamento, il rapporto con un terapeuta è anche un incontro fra due persone quindi se la presentazione di un tal professionista vi ispira o ve ne hanno parlato bene, conviene andare a conoscerlo e valutare direttamente il modo in cui vi sentite, l’ascolto che vi presta e il modo in cui racconta il proprio metodo e approccio senza risparmiarvi curiosità e domande.

Michela Roccello di che orientamento è?
Ho seguito una specializzazione sistemico-famigliare.
In ambito individuale accosto a questo orientamento una formazione derivante da percorsi individuali di tipo psicoanalitico. Significa che ho un mio approccio che coniuga il punto di vista che osserva l’individuo all’interno dei contesti famigliari e relazionali in cui si è formato e vive a quello psicodinamico teso ad indagare la struttura di personalità, le difese e i conflitti interni della persona. Sono inoltre, per propensione ed interessi personali, particolarmente interessata alla dimensione creativa del soggetto.

Sono incuriosito/a, ma non so se posso/voglio intraprendere un percorso così impegnativo.
Questo è un approccio di per sé molto onesto alla questione. E’ difficile che si abbia sempre la stessa motivazione al percorso o la stessa spinta di quando si comincia. Sono i casi in cui diventa particolarmente importante parlarne con il/la proprio/a terapeuta perché ci possono essere in ballo resistenze utili al percorso o, al contrario, nodi in via di scioglimento. Quale migliore occasione che parlarne in terapia.

Quanto costa?
Questo è un aspetto che tratto nel corso del primo incontro che, come detto in precedenza, è conoscitivo e gratuito.

  • tu stia vivendo un momento di crisi all’interno della tua coppia o della tua famiglia e pur avendo provato ad uscirne da solo/a non sai più a quali risorse attingere per gestire il problema.  Con la PSICOTERAPIA FAMIGLIARE / DI COPPIA

Come funziona la psicoterapia di coppia?

La psicoterapia di coppia è un percorso di cura della relazione che prevede il coinvolgimento di un terzo, nella persona del terapeuta, che aiuta i due componenti a fare luce sulla domanda che li porta a chiedere aiuto, analizzare i tentativi fatti, riusciti e falliti, per uscire dall’impasse ed esperire modi alternativi a quelli provati fino a quel momento per affrontare problemi che riguardano la relazione. Problemi che spesso consistono in un’impossibilità a comunicare con efficacia o a uscire da situazioni di insoddisfazione e stallo in cui né la rottura né il mantenimento della relazione paiono soluzioni percorribili.

Da un punto di vista pratico significa impegnarsi in un ciclo di incontri, generalmente a cadenza quindicinale in cui mettendo il terzo (cioè io), nella condizione di comprendere e ricostruire la storia della coppia e del problema ci si mette nella condizione di creare (o ri-creare) quello spazio di comunicazione e ascolto di sé stessi e dell’altro necessario per ridare senso e direzione alla relazione.

Situazioni/obiezioni/dubbi frequenti che riguardano la psicoterapia di coppia:

1) Io sono convinta/o ma il/la mio/a compagna/o no.
È piuttosto comune che uno dei due componenti della coppia sia più convinto dell’altro e che quindi si faccia promotore dell’iniziativa. Non è di per sé un elemento ostacolante; può diventarlo se l’obiezione non viene esplicitata ma messa in atto in incognito. Un po’ come Penelope che disfa di notte quello che si è costruito di giorno, se a parole ci si professa d’accordo e nei fatti si oppone una silenziosa resistenza o anche solo indifferenza allora la tela potrebbe non vedere mai la luce, ma se anche le resistenze diventano fili allora tutto potrà contribuire a tessere la trama. Insomma, le obiezioni non sono di per sé il problema, se portate in seduta possono anzi diventare materiale da “usare” per smuovere le acque e affrontare i problemi, se invece non se ne parla apertamente ma si boicotta silenziosamente potrebbe risultare un percorso di scarsa utilità (d’altro canto questo è un atteggiamento poco costruttivo in generale e non solo in questo caso!).

2) Non so se il problema della nostra coppia sia in realtà nella relazione o solo mio/suo.
Anche questo genere di situazioni possono essere affrontate in una psicoterapia di coppia. Questo perché se le situazioni vanno avanti da tempo, alle volte da sempre, è perché probabilmente si è creata una dinamica comodamente scomoda per entrambi in cui distinguere chiaramente chi agisce il problema e chi lo subisce non è più tanto facile.
Anche questa situazione è compatibile con una psicoterapia di coppia. Percorso che in certi casi può far emergere il bisogno di un percorso individuale.

Come funziona la psicoterapia famigliare?

La psicoterapia famigliare è un approccio ai problemi della persona che prevede il coinvolgimento della famiglia (o del sistema di cui la persona fa parte*). Nasce dal presupposto che all’interno di una famiglia, il paziente designato, ossia quello per cui si viene in terapia, si fa carico di un malessere che è della famiglia e non è quindi pensabile che la persona possa cambiare se non cambia un po’ la rete di dinamiche e ruoli che lo/la coinvolge.
Frequentemente è un metodo che viene suggerito nel caso di comportamenti problematici o malessere manifestato da bambini, adolescenti o pre-adolescenti ma può anche riguardare uno dei componenti della coppia.
Da un punto di vista pratico significa che viene in seduta tutta la famiglia. Non necessariamente tutti contemporaneamente, ma in un modo o in un altro, anche a seconda delle età dei figli si viene coinvolti e invitati in seduta a portare il proprio contributo e punto di vista sul problema affinché si possa trasformare in risorsa.

Situazioni/obiezioni/dubbi frequenti che riguardano la psicoterapia famigliare:

1) Il membro della famiglia che sta male è proprio l’unico/a a non voler venire. Come fare?
Anche se la persona che a detta di tutti ne trarrebbe il maggior beneficio, non vuole o non può essere presente, un percorso di psicoterapia potrebbe essere utile al benessere degli altri membri della famiglia e, indirettamente, a far star meglio il o la grande assente. Sarebbe pertanto un percorso sui generis, ma non inutile.

2) È necessario coinvolgere anche bambini piccoli?
Se parliamo di bambini piccoli (diciamo fino ai 5/6 anni di età) il coinvolgimento di bambini piccoli viene generalmente evitato o contenuto ad un numero limitato di sedute. Come per la domanda precedente: è terapia famigliare anche se alcuni componenti non vengono in seduta. Aggiungo che spesso anche affrontare questioni come questo tipo di scelte può rappresentare un modo per entrare nel vivo della terapia perché permette di entrare nel merito di timori, preconcetti e credenze di cui è utile parlare apertamente.

Contatti

Puoi scrivermi a info@michelaroccello.it
o chiamare il 392 6566995 (telefonate o whatsapp).

Ricevo in via Marco Polo, 5 a Torino.

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